Riabilitazione del malato fibromialgico

La riabilitazione della fibromialgia
di Caterina Di Felice

Nella mia lunga esperienza riabilitativa a fianco di donne sofferenti di fibromialgia (essendovi un’ incidenza molto elevata per il sesso femminile) ho potuto conoscere, da molto vicino, la problematica di questa sindrome. Soprattutto ho conosciuto persone dai volti sofferenti, con membra stanche, con dolori precisi e/o diffusi, con difficoltà a compiere i più comuni gesti quotidiani. Ho osservato la macerazione fisica come risultato di notti insonni, la preoccupazione, la paura di non farcela ad uscire da una tale condizione di sofferenza, neppure compresa. Neppure riconosciuta. Molte volte ho visto lo sconforto profondo, le lacrime di chi sembra aver perduto la propria identità, tanto il dolore ha trasformato il proprio modo di essere e di vivere. Le tinte della tristezza come espressione di chi non accetta ma si rassegna. Le tinte della rabbia per aver girato molto senza risultati. Ho visto lo scetticismo, la sfiducia verso il mondo medico e riabilitativo. In alcune persone ho notato una specie di sbarramento, come una inesprimibile difficoltà a prendere in considerazione l’idea di stare meglio.
Da dove partire?
I massaggi spesso peggiorano le cose. Gli esercizi altrettanto. Il riallineamento della postura non riguarda questa sindrome in maniera diretta … le mobilizzazioni possono essere insopportabili in un quadro di dolore muscolare cronico con senso di bruciore, tensione, rigidità … Molte volte non si sopporta nemmeno essere sfiorate : “fa male”.
Dunque quali mezzi possiede un fisioterapista per la cura riabilitativa di tale problematica?
Non ci sono molti strumenti a disposizione, ma ce n’è uno infallibile: “partire da sé, partire dal proprio corpo”. Questo può aprire la strada anche ad altre possibili modalità terapeutiche. In questa sindrome il corpo è proprio ciò che non si vorrebbe sentire : duole ! Ha molti punti di acuzie specifica, non si riesce più a trovare riposo tanto esso è dolente, vessato. Non si riesce più a rilassarsi, è come aver dimenticato come si fa.
A volte non si è mai saputo. Ci sono casi in cui l’ansia predomina su tutto, non riesce a lasciare spazio a momenti di serenità.
Ma, nonostante il dolore e tutti gli altri sintomi associati (parestesie, senso di gonfiore, respiro corto, irrequietezza nelle gambe …), l’organismo può essere sempre fonte di esperienze utili, costruttive al senso del benessere, al recupero della salute. Si tratta come di girare lo sguardo, di passare da un’altra via, di familiarizzare con esso per mezzo della percezione.
Come si fa a passare dalla percezione eludendo il dolore sempre presente?
Non si tratta di eluderlo ma di sentire altro dal dolore. Di recuperare contatto con la materia che ci costituisce. Si tratta di conoscerla per scoprire che c’è possibilità di accesso a una condizione, sempre rinnovabile, di benessere. Bisogna ridare al corpo la parola.
Esso sa in realtà parlare attraverso le sensazioni, attraverso la percezione cosciente di esse, attraverso le parole, che come un estratto della esperienza percettiva, possono descriverne il vissuto rendendolo evidenza, conoscenza. Nasce così il Metodo Rességuier. Una riabilitazione in piena coscienza.
Nella disponibilità all’ascolto, se diligentemente sostenuta dal terapista, la persona può iniziare ad avere, nel corso del trattamento, questo contatto diretto e immediato con sé. Può percepire ciò che sente, ciò che si manifesta nell’istante. Nella continuità dell’attenzione si attivano processi interni, propri del sofisticato meccanismo biologico dell’organismo, che tendono a evidenziare elementi sensibili, descrivibili dalla persona, dunque che si fanno coscienti. Gli elementi percepibili possono riguardare la forma, la dimensione, il senso di peso, di leggerezza delle varie parti. E’ di pertinenza della percezione rilevare il senso di comunicazione e di continuità tra le varie parti del corpo, lo stato di tensione. E’ possibile anche constatare i caratteri del dolore o di uno specifico stato d’essere. Elementi che riguardano la realtà di quel momento. E’ come scendere a contatto con la realtà immediata delle strutture che ci costituiscono, con ciò che si ha a disposizione e è accessibile. Un po’ come accendere una luce, quella dell’attenzione, su un ambiente che è terra di funzioni, di azioni, di emozioni, di sentimenti, di pensieri, di sensazioni, di piacere, di dolore. Questo è il nostro corpo.
L’ atto percettivo, se non contaminato, darà luogo a una serie di processi che attiveranno risposte congrue al ristabilirsi dell’equilibrio, della distensione e del benessere. Inoltre permetterà alla persona di monitorare, in piena coscienza, i processi stessi che conducono alla configurazione di un nuovo stato. Solitamente conforme alla dinamica ricostituzione della salute.
L’organismo questo sa già farlo per suo programma naturale biologico.
Nei momenti in cui sembra smarrita questa possibilità, in cui l’equilibrio si è rotto, il dolore è pressante e diventa il fulcro delle proprie giornate, bisogna rianimare quel livello di risposta coerente al libero fluire della vitalità, alla riorganizzazione di un nuovo equilibrio.
Molto spesso il grande lavoro è di aiutare la persona a ricontattare questa possibilità insita nell’organismo. Aiutarla a ripartire da sé, a riscoprire una modalità che riconduca ad abitare questo luogo personale, produttore e rifugio del proprio sentire. Il corpo è la nostra casa, è spazio intimo, soggettivo. E’ nel cuore delle nostre carni, delle nostre cellule, che si costituisce e ri-costituisce la vita continuamente, spontaneamente. Perché il processo che da luogo alla vita in ogni istante non dovrebbe dar luogo alla riparazione del dolore, della salute? Perché non dovrebbe rinnovare possibilità di distensione in questa sindrome in cui il dolore muscolare, e non solo, è altissimo?
Sulla base della mia esperienza quotidiana, trovo importante accompagnare le persone a creare una traccia di rapporto fiducioso, consapevole e sicuro verso questa concreta struttura corporea e i suoi movimenti di armonizzazione e coscienza.
Nella nostra società, nel percorso educativo della nostra collettività, la relazione con il corpo riguarda piuttosto l’abbellimento esteriore, l’immagine. Non è contemplato il riconoscimento e la conoscenza delle strutture vitali che tanto sapientemente ci permettono la vita. L’educazione al sentire non è prevista tra i temi che possono ampliare le nostre competenze personali e sociali. Dunque la considerazione del corpo in questi termini è sottovalutata e a volte quando il dolore e il disagio sono laceranti, esso diventa un nemico da evitare o da combattere.
Spesso le persone con fibromialgia sono persone tanto sensibili, si accentua in loro la percezione del dolore, è come se tutto fosse amplificato, accresciuto,insopportabile. La persona, l’organismo stesso, vive una condizione di stress, uno stato di allerta, di difficoltà distensiva, è come non ci fosse più requie, non ci fosse più libertà, né spazio vitale armonioso nella propria vita.
Dunque la pratica terapeutica deve riportare al centro la persona intera. Il fulcro dell’attenzione non sarà più il dolore che altrimenti rischia di fagocitare tutto. Nel percorso riabilitativo si può ripartire dalla percezione cosciente del proprio corpo e di alcune sue competenze specifiche. Su questa base il particolare processo organico, favorito dal Metodo Rességuier, consente anche la nascita e l’acquisizione di nuove abilità capaci di ridurre il dolore e i sintomi ad esso associati.
Credo che anche noi operatori sanitari dobbiamo crescere in questa direzione per poter accompagnare i pazienti a questo riconoscimento, perché essi stessi diventino co-realizzatori della propria salute. Una partecipazione attiva, consapevole, che si può realizzare in ogni momento.
Credo che la pratica terapeutica debba rafforzare questi aspetti che sono base della salute e del buon vivere quotidiano.